Pagine

martedì 1 maggio 2012

Mamme di figli maschi: unitevi per un mondo migliore (parte prima...)!

Lunedì scorso, quando ho letto il post di Chiara Maffioletti su La 27esima ora ho subito pensato che avremmo potuto scriverlo io o la mia amica Valentina, o la mia amica R., che di mamme di figli maschi abbiamo parlato per ore!

A parte qualche esempio molto buffo e nel contempo drammatico (quello della schiena non riesco a digerirlo...), l'articolo mette in luce quello che ho pensato per anni, vedendo (anche io) amici, fratelli, fidanzati, e chi più ne ha più ne metta!

Personalmente, l'articolo l'avrei tagliato in modo diverso, perché penso che il "potere di una madre" sia quello della donna che ti ha portato in pancia o che ti ha cresciuto, indipendentemente dal fatto di essere madre di figlia femmina o figlio maschio. Sono convinta infatti che anche come madri di figlie femmine si possa esercitare un "potere" deleterio.

Guardando alle relazioni tra madri e figli maschi, mi pare che il problema stia proprio nell'approccio al sesso maschile, nel modo di considerare l'altro sesso nelle sue potenzialità ed attitudini.
Una persona a me molto cara un giorno mi ha scritto che "la vita delle donne è più faticosa, in ogni parte del mondo: in Italia come in Afghanistan": ha scritto qualcosa che quando avevo 20 anni non capivo, e che oggi condivido, ma che temo avesse scritto con un po' di rassegnazione, come una presa di coscienza di una situazione inevitabile. Questa persona speciale e meravigliosa era anche madre di due figli maschi.

Quando ho scoperto che il mio secondo figlio sarebbe stato maschio ho subito sentito una responsabilità fortissima, e mi sono detta: un giorno sarò una suocera di figlio maschio (aiuto!), ed un giorno questo fagiolino che ho nella pancia sarà un uomo. Mica semplice.

Il mio approccio alla questione, per ora, è molto basico visto che Eddie ha meno di 3 anni: ogni giorno cerco di stare in guardia e di pretendere da entrambi i miei figli lo stesso tipo di comportamento. In particolare:


1. Non si alzano le mani: quante volte ho sentito dire da madri di figli maschi "eh sì mio figlio è un po' manesco ma sai, è un maschio!" Come??? Scusa??? E quindi??? Se l'aggressività e la fisicità sono caratteristiche che noto anche io in Eddie ben più che Fiorellino, beh non penso che il modo giusto per sfogarsi sia menare compagni e sorella, o mamma e papà! Lo porto a correre, a tirare calci al pallone, sul monopattino. Appena possibile cercherò un'attività fisica regolare adatta a lui, ma le botte, no!
2. Si aiuta a sparecchiare: e tra l'altro Eddie si diverte ed inorgoglisce tanto quanto Fiorellino quando gli chiediamo di aiutarci! Ed allora,  si prende il piatto sporco e lo si porta vicino al lavandino alla fine della cena!
3. Si mette in ordine: ecco, su questo punto siamo un po' deboli in famiglia... ma con un certo gender balance, nel senso che nessuno dei figli mette ancora regolarmente in ordine i giochi a fine giornata...ahimè arriviamo sempre un po'...come dire... corti...ma ce la faremo.

Sono molto fortunata perché Yuen è uno di quegli uomini che ha vissuto da solo da quando ha 18 anni, e che contribuisce attivamente alla gestione di casa, ai lavori più noiosi e quotidiani, e questo esempio varrà per i nostri figli più di mille parole!

Sono convinta che noi mamme dobbiamo seminare bene, che i figli maschi debbano prima di tutto essere educati ad una parità dei ruoli dentro casa, se non attraverso l'esempio di padri che la spazzatura proprio non la vogliono buttare (ahimè), almeno attraverso il quotidiano coinvolgimento.

Perché diciamolo: noi donne non siamo nate con il chip "lavori domestici": non a tutte piace fare i lavori di casa, o mettere in ordine, o cucinare. Esattamente come per gli uomini! E' un po' come la questione del cambio dei pannolini: sapete quante volte ho sentito dire dai padri..."cambialo tu che a me fa senso!"....Scusa????????  Come se alle loro mogli invece piacesse un sacco pulire sederi!

Ecco, secondo me, tolleranza zero da parte delle madri, fin dall'inizio. Ognuno è libero di esprimere le sue preferenze e di dedicarsi alle attività che più lo garbano, ma con assoluto equilibrio. Per esempio la sottoscritta ama cucinare ed odia caricare la lavastoviglie. E così, io mi occupo della preparazione, e Yuen del dopo cena.

Uno studio molto interessante che ho provato a ritrovare ma ahimè senza successo, condotto nei Paesi nordici, diceva che il problema spesso nasce da come le madri vedono i figli maschi: come individui che hanno potenzialità ridotte. Non sanno badarsi, se non li vestiamo non si vestono, se non diamo loro da mangiare non mangiano a dovere, se non gli stiriamo le camicie escono con le camicie stropicciate! Penso che possa essere una buona chiave di lettura: molte donne della mia età sono cresciute con questo modello, e con la implicita convinzione che siamo noi a dover compensare. Sbagliato.

Ultimo punto: noi mamme di figli maschi, spazziamo via dalle nostre menti il modello dell'uomo che non collabora! Vi prego. Non è accettabile, non è normale, non è sensato. Gli uomini non sono più stanchi di noi la sera quando tornano a casa.

Non discuto che per alcune delle nostre madri potesse essere diverso, forse...perché  la divisione dei ruoli in famiglia era più netta...gli uomini lavoravano fuori casa e le donne dentro casa...anche se a me sta storia non convince... Ma in ogni caso, oggi no, non se po' vede'!

Queste mamme che lavorano, badano ai figli, e poi si fanno pure il mazzo a casa, la sera, nel fine settimana, senza ricevere aiuto, beh quelle non dovrebbero più esistere. E non devono diventare un modello, né per i nostri figli maschi, che un giorno saranno uomini, né per le nostre figlie femmine, che un giorno saranno donne.

Quando Yuen ed io ci siamo sposati, ho trovato che l'articolo del codice civile che regola il matrimonio sia stato scritto in modo molto illuminato, con parole calibrate, mirate, opportune, e che andrebbe abbracciato in tutto il suo significato, che è meno banale di quanto sembri:  


"Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.".
Questo principio dovrebbe valere in ogni coppia che condivide anche uno spazio abitativo.


Noi l'ultimo punto l'abbiamo interpretato così: ognuno contribuisce facendo in casa quello che gli pesa di meno, quello che gli viene meglio, con una tacita ma nota divisione dei compiti. 

Tornerò su questo argomento, perché mi sta parecchio a cuore...e vi dirò come mi sto preparando ad essere un giorno una suocera!



Nessun commento:

Posta un commento